Istituito il Numero Verde per le segnalazioni contro l’Abbandono o il Maltrattamento degli Animali: 800253608
Tratto dal ‘Nuovo Soldo’ on line di Messina
L’ 800-253608 é il Numero Verde per le segnalazioni contro l’Abbandono o il Maltrattamento di Animali:
é stato attivato dal Comando dei Carabinieri, d’intesa con il Ministero dell’Ambiente.
Puoi:
- segnalare emergenze legate ad abbandoni o maltrattamenti di animali
- sollecitare l’intervento dei Carabinieri
(anche attraverso l’indirizzo e-mail: cctass@carabinieri.it )
Non lasciare che un essere indifeso soffra.
Chiama l’800253608 oppure contatta i Carabinieri (anche attraverso e-mail).
Film ‘Baaria’ di Tornatore: Appello per una mobilitazione nazionale
Tratto dal ‘Nuovo Soldo’ on line di Messina
di S.I.
In una scena del film Baaria di Giuseppe Tornatore viene mostrata l’uccisione di un bovino che viene colpito alla testa con un punteruolo conficcato nella fronte dell’animale. L’animale si accascia a terra e ancora cosciente gli viene tagliata la gola, il sangue zampilla in modo copioso mentre l’animale batte le palpebre e si muove leggermente fino a morire, alcune persone lo raccolgono in tazze per farlo poi bere ad un personaggio del film.
In questa vicenda, la voce della vera vittima rimane inascoltata, fra i rumori assordanti degli spot del film e degli annunci di candidature agli oscar.
Vogliamo che questo grido di dolore emerga chiaramente, che sia udibile dalle orecchie di chi entrerà nelle sale pensando di vedere soltanto un’opera cinematografica e ne uscirà sapendo che in quest’opera un essere sensibile come lui è stato filmato impietosamente durante la propria agonia con il risultato di averla strumentalizzata a fini artistici.
Per questo, Empatia Animale lancia un appello per una mobilitazione in tutto il Paese a tutti gli attivisti e a tutte le persone che sentono forte il senso di ingiustizia e di dolore per l’uccisione di ogni singolo individuo.
Chiediamo quindi di organizzare volantinaggi, presidi, iniziative di sensibilizzazione e di protesta davanti ai cinema, con lo scopo di mostrare apertamente quella sofferenza che i produttori del film, il regista, gli spettatori e noi tutti facciamo fatica a riconoscere.
Abbiamo scritto un comunicato stampa, che contiene un dialogo che può essere distribuito, letto o recitato durante i presidi, che chiediamo di mandare a giornali ed altri mezzi di comunicazione e che ai giornali chiediamo di pubblicare. Chiediamo ai gruppi e ai singoli interessati di segnalarci le iniziative in programma.
Nel Mediterraneo un mammifero su sei rischia l’estinzione
Le vittime della caccia
dall’Associazione Vittime della Caccia www.vittimedellacaccia.org
Le vittime delle armi da caccia come al solito sono considerate vittime di serie B. Perché non si deve sapere, non si deve parlare. Eppure già con le preaperture, ovvero pochi giorni destinati a cacciare alcune specie, siamo di nuovo a registrare questa tragica conta di morti, feriti ma anche abusi contro le persone da parte di chi detiene un’arma da caccia.
Chi porta a conoscenza questi drammatici dati, dal mondo venatorio è tacciato di fare allarmismo strumentale e fazioso. Eppure i fatti di cronaca si susseguono drammaticamente e non si possono confutare in quanto accessibili da chiunque voglia cercare la verità dei fatti dalla cronaca nera.
“L’Associazione Vittime della Caccia continuerà quotidianamente la sua attività di monitoraggio e informerà l’opinione pubblica affinché finalmente si possa prendere atto di questo assurdo e inconcepibile fenomeno sporco di sangue, avallato da molti politici per un pugno di voti” dichiara la presidente Daniela Casprini, che aggiunge” proprio alla riapertura dei lavori in Senato per la discussione del testo unificato DDL Orsi, sarà opportuno che le forze politiche si rendano conto quanto necessario sia invece osteggiare e bloccare qualsiasi tentativo ulteriore di liberalizzazione della caccia e di conferimento alle organizzazioni venatorie della gestione dell’intero territorio nazionale”.
Ma vediamo i fatti di cronaca già macchiati di rosso sangue in queste pre-aperture:
- A Comiso, in Sicilia, già il primo giorno (3 settembre) un cacciatore 37enne è stato ferito da un compagno di battuta al torace e al viso;
- Sempre in Sicilia, a Butera (Caltanissetta) il 9 settembre un cacciatore di soli 23 anni di Licata è morto per il colpo di fucile alla gola sparato da un altro cacciatore;
- A Recoaro (Vicenza), in circostanze ancora da chiarire, un 44enne con la passione venatoria è stato trovato cadavere in un bosco, ucciso da un colpo di fucile da caccia (notizia del 6 settembre);
- A Sant’Antonio, in provincia di Ravenna, una scarica di pallini di piombo investe in peno volto da distanza ravvicinata una povera donna di 46 anni ferendola molto gravemente (notizia del 7 settembre);
- Il 9 settembre, in provincia di Brindisi, un agricoltore di 45 anni viene ucciso con due colpi d’arma da caccia diretti al volto in circostanze ancora da appurare;
- Sempre il 9 settembre alle 8 di mattina, a Mirto (Cosenza) un uomo di 32 anni, fermo ad un semaforo sulla statale 106 Jonica, viene colpito alla testa da un fucile da caccia: è in coma.
Ma non solo, ancora una volta un minorenne paga per la detenzione e un uso disinvolto delle armi da caccia: una ragazzina di 16 anni di Spoleto è morta maneggiando il fucile da caccia del padre in casa (notizia del 9 settembre).
Inoltre, come non ricordare Giuseppe Vitale, il povero bambino di 12 anni colpito da un fulmine nelle campagne tra Caltanissetta e Riesi (notizia del 10 settembre) condotto da due adulti nelle battute di caccia di questa tragica pre-apertura siciliana. Fatalità questa, certo. Ma con quale animo si può pensare di condividere un’attività tanto pericolosa con una creatura ancora inconsapevole dei rischi cui va incontro, rischi già confermati dai fatti degli anni precedenti?
A tal proposito, Daniela Casprini dichiara: “Evidentemente si vuole sottostimare la gravità di questo inarrestabile stillicidio che ogni anno (vedi i dati di morti e feriti sul sito
www.vittimedellacaccia.org) aggiunge sempre più vittime e più in generale, dai fatti di cronaca che via via emergono, conferma le tante altre situazioni in cui solo per puro caso persone inermi non sono state colpite. Non di meno, queste ultime, vittime di fatto della furia prevaricatrice di chi detiene un’arma da caccia, arrogandosi il potere di vita o di morte non solo sugli animali ma anche sulle persone”.
Purtroppo quanto si muove in regioni come Lombardia, Toscana ed altre, aumenta rammarico e preoccupazione visto che i contenuti normativi sia in termini di deroghe che in leggi regionali ex novo hanno già accolto gli stravolgimenti e le forzature contenute nel testo in discussione al Senato. “Di certo, stante questa situazione, si moltiplicherà lo sforzo delle Associazioni già impegnate a livello istituzionale e consapevoli che ogni ulteriore forzatura dei cacciatori accrescerà la ribellione dei cittadini stanchi di subire la protervia e la minaccia di gente armata!” conclude la presidente dell’Associazione Vittime della Caccia.
(Oipa)
Australia: gatto ritrovato 3800 km da casa. Restituito ai padroni
In Australia un gatto himalayano a pelo lungo e’ stato restituito ai suoi padroni dopo essere stato ritrovato a 3800 km da casa.
Il micio era scomparso 3 anni fa e i proprietari avevano affisso avvisi con la sua foto in tutta la regione.
Oggi ha percorso in aereo migliaia di chilometri dal nordest tropicale dell’Australia per ricongiungersi ai suoi padroni nell’isola di Tasmania.
La settimana scorsa e’ stato identificato grazie a un microchip inserito sotto pelle.
(Ansa, 15 settembre)
Namibia: Oipa e LAV nella protesta internazionale contro la caccia
Oipa e LAV aderiscono alla protesta internazionale contro la caccia agli animali selvatici in Namibia.
In Namibia sono sempre più frequenti le proteste contro la caccia e sono sempre più numerose le persone, da tutto il mondo, e le associazioni protezioniste che chiedono al Ministro dell’Ambiente e del Turismo (MET) della Namibia, il ritiro dei permessi di caccia ad animali selvatici come ghepardi e leopardi. Ora si attende un intervento risolutivo da parte del Ministro. Fermo restando che per OIPA e LAV la caccia andrebbe vietata per chiunque e senza deroghe, consideriamo questa protesta e i risultati fin qui conseguiti un primo passo in avanti.
Il dibattito è intenso e la stampa namibiana si sta interessando alla vicenda del ritiro dei permessi di caccia. Le notizie riguardanti la caccia illegale hanno sommerso anche le associazioni dei cacciatori. L’associazione namibiana dei cacciatori professionisti (Napha) si è rivolta al Ministro dell’Ambiente e del Turismo (MET) della Namibia per chiedere di sospendere il rilascio dei permessi per la caccia (trophy-hunting) ai ghepardi e leopardi. Napha sostiene una caccia “etica e sostenibile”, per le popolazioni locali.
Numerosi sono i rapporti e le segnalazioni che raccontano di pratiche di caccia illegali, non etiche e senza scrupoli, molte volte condotte da persone prive di qualifica. Un cacciatore, che vuole rimanere anonimo, riferisce che la sospensione dei permessi è l’unica via per fare fronte alla gravità della situazione.
La caccia al trofeo è un’industria molto lucrativa per la Namibia, con un consistente afflusso di turisti. Ogni anno vale circa 316 milioni di dollari. Cacciatori da ogni parte del mondo si recano in Namibia per potere uccidere gli animali: è un fiume in continua espansione, di persone che partecipano a viaggi tutto incluso per la caccia.
La pratica della “caccia inscatolata” – ovvero la caccia ad animali intrappolati per poterli uccidere più facilmente – e l’afflusso di cacciatori senza scrupoli e non qualificati, sono fenomeni in continua crescita e preoccupanti. Per chi uccide animali illegalmente, vigono norme che impongono sanzioni e confisca degli animali, ma non sempre le norme vengono applicate.
(Fonte: Facebook)
Addio a Sam, il koala che commosse il mondo nell’inferno australiano
Video Koala Sam
Il video del pompiere che abbeverava il marsupiale venne visto da milioni di navigatori
MELBOURNE (Australia) - Sei mesi fa commosse il mondo, ma la sua favola è stata breve e senza lieto fine: non ce l’ha fatta.
Sam il koala, a dispetto del nome una femmina di 4 anni, che lo scorso febbraio divenne una scintilla di speranza per tutta l’Australia, devastata dagli incendi della torrida estate agli antipodi.
Quello che non potè il fuoco ha potuto invece un micidiale batterio, la “Chlamydia”, che alla fine ha avuto la meglio sul suo organismo prostrato.
Soccorsa da un pompiere che la trovò per caso tra i resti di un bosco a Mirboo North, circa 150 chilometri a sud-est di Melbourne, il marsupiale simile a un orsacchiotto di pezza riuscì a sopravvivere alle ustioni e alla disidratazione: grazie a “YouTube”, fece il giro del pianeta la foto che la ritraeva mentre, titubante e sfinita, succhiava l’acqua da una bottiglietta offertale dal suo salvatore.
Sam fu poi ricoverata in un centro veterinario, curata e assistita. Le trovarono anche un compagno, un maschio della sua stessa specie battezzato Bob, reduce da un’esperienza analoga, in coppia con il quale sarebbe dovuta essere poi rilasciata nelle residue foreste di eucalipti dello Stato di Vittoria.
A poche settimane dal ritorno in libertà, però, al povero animaletto è stata diagnosticata la clamidiosi uro-genitale, una malattia altamente debilitante tipica degli esseri umani, che però affligge anche circa il 50 per cento della popolazione di koala dell’isola-continente.
Gli agenti patogeni responsabili del morbo, i cui canali di trasmissione restano un mistero, avevano provocato a Sam alcune grosse cisti, che oggi stesso sarebbero dovute essere rimosse chirurgicamente: il veterinario al quale era stata affidata l’operazione, John Butler, non ha tuttavia potuto che constatare come la “paziente” presentasse ormai sensibili alterazioni dell’apparato urinario e di quello riproduttivo, di gravità tale da rendere impossibile qualsiasi intervento.
È stato allora deciso di risparmiare almeno ulteriori sofferenze al piccolo marsupiale: «Sam è stata messa a dormire», ha annunciato eufemisticamente una portavoce dell’associazione di zoologi che l’aveva presa in consegna, Peita Elkhorne.
Persino il primo ministro australiano, Kevin Rudd, ha voluto rendere omaggio al koala scomparso, definendola un simbolo della rinascita per le popolazioni delle aree colpite dai roghi.
Questi ultimi nel giro di circa un mese causarono non meno di 173 morti, centinaia di feriti, la distruzione di oltre duemila abitazioni in un’ottantina di località, e di 455.000 ettari di terreno.
Una vera e propria catastrofe ecologica e sociale: ma un batterio può essere più subdolo.
(Fonte: La Zampa.it)
Pioggia di sanzioni per chi porta il cane in spiaggia: l’Aidaa annuncia ricorso
Vacanze rovinate per 59.000 famiglie multate per aver portato i loro cani in spiaggia. Le 59.000 contravvenzioni elevate da vigili urbani in buona parte dei comuni costieri d`Italia sono state in media di 400 euro l`una, con punte oltre i 1.000 euro nell`isola di Sant`Antioco, in provincia di Cagliari. Complessivamente da questa pioggia di contravvenzioni i comuni hanno incassato oltre 24 milioni di euro. I dati arrivano dall’Aidaa, l’associazione italiana difesa animali e ambiente, che sta preparando i ricorsi contro la multe.
In particolare le irregolarità che sarebbero riscontrabili in circa 38.000 contravvenzioni riguardano l’assenza di segnaletica o la presenza di segnaletica illegittima sul divieto di portare i cani in spiaggia e l’assenza di regolare ordinanza comunale che sancisce e precisa divieti e sanzioni; inoltre, almeno 4.000 contravvenzioni sarebbero state comminate sulla battigia, nonostante esista la normativa che consente il libero transito nei 5 metri di profondità della spiaggia definita battigia.
Le regioni in cui sono state applicate il maggior numero di sanzioni sono la Sardegna, il Veneto, la Liguria, la Toscana, l`Abruzzo e la Calabria, a sorpresa tra quelle più tolleranti figurano esservi la regione Puglia e la Sicilia.
(Tiscali News)
Far viaggiare il cane nella stiva dell’aereo è rischioso
“Vorrei fare - ha continuato Martini - un appello: se dovete portare il cane in aereo, attenzione a valutare tutti gli aspetti tecnici. Controllate che ci sia la garanzia della pressurizzazione, e valutate bene le condizioni cliniche dell’animale prima del trasporto, perché il viaggio in aereo è comunque sempre traumatico. Il cane deve essere in ottima salute e possibilmente gli va somministrato un lieve sedativo prima della partenza, in modo che l’animale si rilassi”.
Per la prima volta diminuiscono gli abbandoni estivi di cani
di Oscar Grazioli
21 Agosto 2009 - In mezzo al desolante panorama di pessime notizie che i media ci rimandano ogni giorno finalmente una ottima. Secondo i dati pervenuti all’Aidaa (Associazione per la Difesa dei diritti animali), il cui attivissimo presidente è l’amico Lorezo Croce, dall’inizio di luglio fino al giorno di ferragosto vi è stata una diminuzione del 56% di cani entrati nei canili monitorati dall’associazione stessa.
In altri termini ancora più comprensibili, in questi 45 giorni di tempo, in circa 100 canili tenuti sotto osservazione dall’associazione di Croce sono entrati e rimasti nella struttura 4500 cani rispetto ai 10.200 dell’anno scorso. Sono numeri quasi da fantascienza per il nostro paese, abituato ad un crescendo annuo di abbandoni e di riempimento delle strutture pubbliche e private adibite a raccogliere animali abbandonati.
Se si pensa che nei primi mesi di quest’anno vi era stato un aumento degli abbandoni pari al 7% su scala nazionale, è ovvio che si prevedeva un consistente aumento degli abbandoni durante i mesi estivi. Non è stato così fortunatamente, anzi i dati sono profondamente indicativi del fatto che le campagne nazionali delle associazioni animaliste, un sottosegretario (Fransceca Martini) molto attenta e decisa verso queste problematiche e soprattutto, a mio avviso, la minaccia di incorrere in reati non più oblabili con pochi euro ma penali hanno consigliato gli “abbandonatori” tradizionali a più miti consigli.
Sono fortemente convinto che il popolo italiano abbia un tasso di civiltà (da non confondere con democrazia) pietoso, nei confronti dei paesi nord europei e non solo e sono altrettanto convinto che solo la politica del bastone (con pochissima carota) possa fare aumentare il tasso di civiltà In altri termini, se ci sono sanzioni pesanti l’italiano medio ci pensa due volte a commettere “sciocchezze”, se le sanzioni mancano, o sono all’acqua di rose, non c’è buon senso o raziocinio che tenga. Basta andare, in questi giorni, in una spiaggia affollata per rendersi conto del tasso di civiltà di genitori e bambini.
Quello che sembra avere cambiato le cose, nel campo degli abbandoni canini, è stato il microchip e la minaccia di sanzioni pesanti per chi eludeva le norme sull’anagrafe canina. Solo l’Aidaa ha restituito 1700 cani, che erano scappati e non abbandonati, ai legittimi proprietari attraverso il conoscimento del microchip.
Purtroppo, ancora una volta, l’Italia è spaccata in due ( o in tre, quattro). Vi sono regioni e province (val D’Aosta, Bolzano, Trentino in generale) dove il fenomeno dell’abbandono è sconosciuto e il rispetto dell’inserimento del microchip viaggia sul 100%, altre regioni in cui gli abbandoni sono in forte calo (Lombardia, Emilia, Piemonte), mentre il mezzogiorno ancora una volta latita. Pur essendoci qualche segnale di calo anche qui, vi sono regioni (Lazio, Sicilia, Campania, Puglia) dove la popolazione randagia supera i 70.000 capi ognuna.
Purtroppo con l’età che avanza il mio buonismo giovanile scema. Di fronte a intere popolazioni che se ne fregano del vivere civilmente, la politica del bastone mi appare l’unica possibile. Con sempre meno carote.




























